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Dichiarazione di voto sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e del CSM

Giustizia

VALENTINA D’ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Signora Ministra, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, la riforma dell’ordinamento giudiziario e del Consiglio superiore della magistratura, che ci accingiamo a licenziare, non rappresenta pienamente il MoVimento 5 Stelle. La riforma che meglio esprimeva la nostra visione era quella contenuta nel testo originario proposto dall’ex Ministro Bonafede che, a nostro avviso, meglio coniugava l’esigenza di rinnovamento e di contenimento delle degenerazioni del correntismo con i principi che da sempre presiedono all’ordinamento giudiziario. Sappiamo bene, però, che quell’impianto nasceva in un contesto politico molto differente e che oggi la maggioranza che esprime il Governo è composta anche da forze politiche molto lontane da noi, portatrici di istanze a volte addirittura opposte rispetto alle nostre in tema di giustizia. Abbiamo quindi dovuto affrontare, con senso di responsabilità e spirito costruttivo, un faticosissimo percorso di mediazione lungo il quale MoVimento 5 Stelle ha difeso il disegno di legge originario ed ha avuto il ruolo, che rivendichiamo, di aver fatto da argine a derive che avrebbero minato l’indipendenza e l’autonomia della magistratura.

Certo, ci sono alcuni punti per noi critici e, in qualche caso, preoccupanti. Mi riferisco alla norma che riduce ad una sola, nell’arco dei primi nove anni di carriera, la possibilità di passaggio da giudice a PM e viceversa e al nuovo sistema elettorale per eleggere i componenti togati del CSM, introdotto dalle mie dall’emendamento governativo. Come MoVimento 5 Stelle non possiamo avallare una norma che è il preludio della separazione delle carriere e costituisce il primo tentativo verso lo svuotamento di due principi costituzionali: l’unità della giurisdizione e l’indipendenza della magistratura, principi che sono per i cittadini garanzia di buona e corretta amministrazione della giustizia.

Quanto al sistema elettorale, lo riteniamo insoddisfacente, inidoneo a contrastare il potere di condizionamento delle correnti. Sarebbe stato molto più efficace il sistema previsto nell’originario testo il quale, individuando collegi elettorali più piccoli, favoriva le candidature solitarie estranee alle dinamiche delle correnti. Con l’impianto originario, un magistrato stimato dai propri colleghi avrebbe avuto concrete di elezione pure presentandosi come . Purtroppo, la nostra soluzione non è stata condivisa dalle altre forze politiche di maggioranza. Condivisione si è trovata invece nel cancellare immediatamente il sorteggio dei collegi proposto dalla Lega, il cui effetto sarebbe stato, paradossalmente, quello di rafforzare le correnti, le uniche che avrebbero potuto promuovere le candidature di colleghi in territori lontani dal luogo di esercizio della professione.

Ci preoccupa la previsione del nuovo illecito disciplinare, che vorrebbe colpire i procuratori della Repubblica che violino le disposizioni in materia di rapporti con gli organi di informazione introdotte con il decreto legislativo sulla presunzione di innocenza, e questo perché rischia di intimidire i magistrati e pregiudicare definitivamente il diritto dei cittadini a essere informati.

In fase emendativa sono state approvate anche norme che condividiamo, in particolare quella che delega il Governo a ridurre il numero dei magistrati fuori ruolo e a riordinare l’intera materia del collocamento fuori ruolo dei magistrati ordinari, amministrativi e contabili, distinguendo tra quegli incarichi che solo un magistrato può ricoprire per legge – gli incarichi di natura giurisdizionale presso organismi internazionali -, da una parte, e quelle posizioni che non richiedono, invece, necessariamente lo di magistrato, prevedendo che il collocamento fuori ruolo possa essere autorizzato solo se l’amministrazione di appartenenza ne abbia uno specifico interesse, solo una volta decorsi 10 anni di effettivo esercizio delle funzioni giudiziarie e solo se la sede di servizio non presenti una rilevante scopertura di organico. Oggi, infatti, il collocamento fuori ruolo è, senza dubbio, una delle cause di svuotamento degli uffici giudiziari e della conseguente formazione di arretrato, ed è per questo che va regolato in modo rigoroso e, per quanto possibile, disincentivato.

Come detto, il MoVimento 5 Stelle si è impegnato, con determinazione, a difendere alcuni punti, ritenuti centrali, che erano già contenuti nel testo della riforma a prima firma Bonafede, a cominciare dalle norme che vietano le cosiddette porte girevoli tra magistratura e politica, perché un magistrato che indossa una maglia e scende in campo con una squadra perde, agli occhi dei cittadini, quella terzietà e quella indipendenza che, invece, deve contraddistinguere il giudice; ed è per questo che, con un nostro emendamento, abbiamo voluto ripristinare le disposizioni del testo originario che stabiliscono anche per i magistrati che assumono cariche di Governo l’impossibilità di tornare, alla fine dell’incarico, nel ruolo della magistratura. Per i magistrati che vanno a ricoprire incarichi apicali nei Ministeri o presso la Presidenza del Consiglio, quali capi di gabinetto, vicecapi, capi e vicecapi dipartimento, abbiamo introdotto una specifica disciplina, prevedendo, alla fine dell’incarico, un periodo di raffreddamento fuori ruolo e, per ulteriori, successivi tre anni, il divieto di assumere incarichi direttivi e semi-direttivi, e questo perché le esperienze fuori ruolo a braccetto con la politica non devono essere più un trampolino di lancio verso i vertici degli uffici giudiziari. Al contempo, però, siamo convinti che prevedere per i ruoli apicali tecnici regole diverse rispetto a quelle, più radicali, previste per i magistrati che vanno a fare un politica sia la scelta più giusta, perché una cosa è offrire un apporto tecnico e meramente esecutivo di indicazioni che provengono dall’organo politico, altra cosa è essere il decisore dell’indirizzo politico.

Del testo originario sono state mantenute le disposizioni volte a rendere il concorso in magistratura un concorso di primo livello, per il quale non sarà più richiesta l’acquisizione di titoli ulteriori oltre la laurea, questa novità non solo accelererà l’accesso di giovani laureati alla magistratura, ma soprattutto eliminerà quei costi ulteriori che l’aspirante magistrato doveva affrontare per l’acquisizione di ulteriori titoli, favorendo la partecipazione al concorso anche dei giovani meno abbienti.

Del testo originario è stata, inoltre, mantenuta una norma molto importante, già ricordata, quella che vieta le cosiddette nomine “a pacchetto”, una prassi consolidatasi presso il CSM, che ha consentito alle correnti di stringere accordi per spartirsi i vertici degli uffici giudiziari. D’ora in poi, invece, il CSM dovrà procedere a definire le procedure di nomina per le posizioni direttive e semi-direttive nell’ordine temporale in cui si rendono vacanti i posti.

È stato, inoltre, confermato l’intento di introdurre criteri oggettivi e trasparenti nelle procedure di conferimento degli incarichi direttivi e semi-direttivi e nel conferimento delle funzioni di legittimità, al fine di limitare il più possibile l’eccessiva discrezionalità sinora esercitata dal CSM.

È stato confermato anche l’intento di valorizzare preminentemente il lavoro giudiziario, ridimensionando la rilevanza delle esperienze fuori ruolo, al precipuo fine di premiare e incentivare l’impegno profuso nelle aule di tribunale. Vanno in tale direzione anche le nuove regole in tema di valutazione della professionalità dei magistrati, volte non solo ad ancorare i giudizi a un complesso di elementi specifici, concreti e oggettivi, limitando così la discrezionalità dei consigli giudiziari del CSM, ma anche a gratificare quei profili che, più di altri, si distinguono per approfondimento, dedizione e impegno, arginando l’attuale livellamento delle valutazioni di professionalità, che rischia di far sentire poco valorizzati i magistrati e li spinge proprio verso quelle esperienze fuori ruolo che sembrano in grado di dare maggiori gratificazioni.

Certo, ci preoccupa la possibile deriva rispetto al nuovo impianto, a seguito dell’introduzione del fascicolo per la valutazione del magistrato. Il rischio è di far diventare il magistrato un burocrate, un professionista più attento alla quantità, piuttosto che alla qualità dei propri provvedimenti. Per il MoVimento 5 Stelle è molto più importante la qualità delle sentenze e il livello di approfondimento delle questioni rispetto ai freddi numeri. I magistrati hanno a che fare con la vita delle persone, decidono della loro libertà, dei loro diritti, dei loro patrimoni e non si può, in alcun modo, incoraggiare una giustizia celere ma approssimativa, attenta più alle statistiche e alla produttività, rispetto alle conseguenze che le pronunce hanno sui cittadini. Se quello che è stato ribattezzato come fascicolo delle dovesse, nella sua concreta applicazione, produrre queste distorsioni, noi ci batteremo, con determinazione, per cancellarlo.

In conclusione, ci accingiamo a votare una riforma, sulla quale sono da tempo puntati i riflettori, sulla quale si sono create enormi aspettative da parte dell’opinione pubblica, profondamente colpita dagli scandali del maggio 2019, che hanno fatto emergere prepotentemente le degenerazioni del cosiddetto correntismo. Siamo consapevoli, tuttavia, che questa riforma, per il contesto politico in cui è stata partorita e per le forti criticità che abbiamo segnalato, non sarà, purtroppo, sufficiente a rispondere del tutto a quelle aspettative e non potrà ripristinare l’etica dei comportamenti. D’altronde, il vero rinnovamento, in questo senso, potrà avvenire solo all’interno della magistratura, dall’interno, se le correnti torneranno a essere solo quello che erano in origine, espressione di pluralismo culturale, portatrici di orientamenti differenti di politica giudiziaria, e non più gruppi di potere che monopolizzano il CSM e condizionano le nomine nelle posizioni di vertice dei tribunali, secondo logiche spartitorie, e tutto ciò a discapito di quel 90 per cento e più di magistrati, che, lontani da queste dinamiche, svolgono ogni giorno, sapientemente e pazientemente, il lavoro giudiziario. Con questa consapevolezza e con l’auspicio che questa riforma possa aiutare a valorizzare proprio quel 90 per cento e più di magistrati operosi, sulle cui spalle si regge l’intero sistema giudiziario italiano, dichiaro il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle.